Storia dell’Opera:il Novecento italiano dopo Puccini

L’opera del Novecento italiano procede senza grossi scossoni in due filoni principali: quello di stampo pucciniano e quello che si pone tra gli ultimi bagliori di matrice verista, sempre più interessato a ciò che avveniva al di fuori dei nostri confini.

 

Ermanno Wolff-Ferrari -Novecento Italiano
Ermanno Wolff-Ferrari

In questa posizione si colloca perfettamente il musicista italo-tedesco Ermanno WolffFerrari (1876-1948). Nonostante sia nato a Venezia, Wolff -Ferrari, ha una formazione tedesca. La modernità, o meglio quello che di tedesco c’è in Wolff- Ferrari, appare evidente nell’uso dell’orchestra, timbricamente ricca ma allo stesso tempo leggera, mai soverchiante nei confronti del canto. In ciò Wolff-Ferrari è italiano, anzi italianissimo o ancor più veneziano. Le sue radici sono più che mai evidenti anche nella scelta dei soggetti delle sue opere più famose: “Le donne curiose” (1903), “I quattro rusteghi” (1906), “Il campiello” (1936) tratti dalle omonime commedie del concittadino Carlo Goldoni (1707-1793). Del celebre commediografo Wolff-Ferrari era grande ammiratore e profondo conoscitore, e riuscì con freschezza e naturalezza a portare in musica la vivacità teatrale del celebre veneziano. Wolff-Ferrari riportò così in auge il genere dell’opera comica, un genere che ormai sembrava avere esaurito il suo cammino con il “Falstaff” di Verdi, opera tuttavia comica solo in parte. Il desiderio di ritornare a temi più “leggeri” lo si era avvertito dopo il successo ottenuto dall’opera “Le maschere” (1901) di Pietro Mascagni, ma fu proprio Wolff-Ferrari a porsi come principale fautore di questo anelito alla freschezza teatrale, effetto che le sue opere, ancora oggi, mantengono inalterato.

Riccardo Zandonai -Novecento Italiano
Riccardo Zandonai

Marcatamente drammatico e ancora venato di verismo è il teatro di Riccardo Zandonai (1883-1944). La sua “Francesca da Rimini” (1914) è tratta dall’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio (1863-1938) che all’epoca ebbe un ruolo fondamentale di stimolo per molti compositori italiani e stranieri: da Mascagni, a Montemezzi, Debussy, Pizzetti. Nella “Francesca da Rimini” Zandonai riesce perfettamente ad addolcire e a smussare la sua natura di musicista verista (non a caso era allievo di Mascagni) con uno spirito di lirismo un po’ estenuante e decadente che gli veniva dal testo dannunziano. Allo stesso spirito si può dire appartenga anche “L’amore dei tre re” (1913) capolavoro teatrale di Italo Montemezzi (1875-1952), opera eclettica nel linguaggio orchestrale, ma assai personale nella resa drammatica sempre di grande efficacia. Una posizione particolare è invece quella di Ottorino Respighi (1876-1936). Il suo operismo presenta elementi marcatamente simbolisti e decadenti, in “Semirama” (1910) e “La fiamma” (1934), echi tardo-romantici d’impronta tedesca ne “La campana sommersa” (1927), mentre “Belfagor” (1923) si colloca tra il genere lirico e quello comico.

Franco Alfano -Novecento Italiano
Franco Alfano

Vi è poi Franco Alfano(1876-1954), noto soprattutto per aver completato la “Turandot” di Puccini. In contrasto con la scuola verista, anche se la sua “Resurrezione” (1904) ne porta ancora i segni, Alfano con “La leggenda di Sakuntala” (1921) e con “Cyrano de Bergerac” (1936) mostra uno stile più affine al lirismo di stampo francese. Il teatro di Ildebrando Pizzetti (1883-1968) si può riassumere con quello che Giulio Confalonieri ha scritto di lui: “Cercò di salvarsi dal verismo, dal wagnerismo e dall’espressionismo mediante un’interpretazione moderna del canto greco e del canto gregoriano, da lui applicata al più forte dei suoi interessi, ossia al recitativo, al problema della parola sonorizzata. Pizzetti è quello dei nostri autori che più fermamente credeva nel teatro come mezzo di elevazione collettiva….. una virtù di coesione civica e un insegnamento, attraverso cui le masse siano condotte in stato di riconoscersi”. E l’ispirazione teatrale è alla base delle sue opere più famose: “Fedra” (1909), e “La figlia di Jorio” (1955) tratta da D’Annunzio e “L’assassinio nella cattedrale” (1958) di Eliot.

Ildebrando Pizzetti-Novecento Italiano
Ildebrando Pizzetti-
Ottorino Respighi -Novecento Italiano
Ottorino Respighi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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