Fedora a Catania: nel finale dell’opera a sorpresa la protesta dei lavoratori.

Fedora di U. Giordano al Teatro Bellini di Catania è stata occasione di protesta per i lavoratori del Teatro, contro i tagli regionali che potrebbero portare alla chiusura del Teatro.

 

di Donata Musumeci

 

Fedora di Umberto Giordano è l’opera in scena fino al 24 marzo al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di CataniaUna prima che il pubblico catanese non corre a vedere, lasciando la platea quasi per metà vuota!!!

Si tratta certamente di un’opera meno conosciuta dal grande pubblico, ma non per questo (almeno ragionevolmente) la si potrebbe considerare meno bella. La struttura musicale di Fedora è affascinante e mostra anche parti solo musicali di grande bellezza.

La regia sembrava allinearsi con gli schemi tradizionali ma lo stesso Salvo Piro ha dichiarato, durante la conferenza di presentazione del giorno precedente, che ci sarebbero stati degli elementi di novità e un finale che sarebbe andato oltre la comune idea di regia. In questo senso ha, infatti, mostrato di interessarsi non solo all’opera in sé ma ai problemi di tutte le persone grazie alle quali un’opera lirica va in scena. Gli artisti, i musicisti e le diverse maestranze che lavorano per il Teatro Massimo Vincenzo Bellini sono in protesta da diverso tempo per i tagli dei “contributi” che la presidenza della Regione Sicilia ha deciso di fare con i “tagli lineari” imposti un po’ a tutti i teatri. La disparità e la diversità dei suddetti tagli lineari è ben nota e ricade più pesantemente sul Teatro catanese che decide, anche con Fedora, di lanciare una richiesta, l’ennesimo appello!

Fedora

La dignità con il quale si sopporta che si parli di contributi e non di finanziamento è già una prova di grande signorilità da parte delle maestranze del Bellini.

L’allestimento scenico del Teatro “Umberto Giordano” di Foggia è di per sé ammirevole, ma è la cura anche dei costumi di Alfredo Troisi a fare la differenza. E’ quasi inequivocabile, sul palco, l’atmosfera della San Pietroburgo del XIX secolo. Ma chi è Fedora Romazov? Una principessa russa che gioca una partita senza aver ben chiare tutte le regole del gioco. Una donna che si lancia in una (quasi o forse) ragionevole vendetta senza conoscere l’intera posta in gioco e tutti gli accadimenti che si intrecciano alle sue spalle.

FEDORAIra Bertman, nel ruolo eponimo, canta con veemenza e lascia trasparire tutta la determinazione del personaggio che interpreta. Intenta a vendicare l’assassinio del futuro marito non conosce, né capisce, che l’assassino vendica a sua volta il tradimento della propria moglie proprio con il Conte Vladimir Andrejevich (fidanzato e, appunto, futuro marito di Fedora).

Insomma, in una storia di normali e quotidiani tradimenti, le due parti offese si innamorano provando a leccarsi vicendevolmente le ferite.

Peccato che prima ancora di riuscirci Fedora denuncia con lettera anonima il suo nuovo amore alla polizia… determinando in modo nefasto l’intero susseguirsi degli accadimenti immediatamente successivi.

FedoraSe il dramma della donna tradita viene interpretato con grande enfasi dalla voce forte ed incisiva della Bertman che a tratti ha sovrastato ogni altro suono in teatro, è il personaggio del Conte Loris Ipanov ad addolcire l’intera trama regalando, con la dolce voce di Sergey Polyakov, la misura dell’amore che sboccia proprio da una grande ferita.

Il Direttore d’Orchestra è Gennaro Cappabianca, la cui direzione gli era stata affidata dal 19 marzo in poi, ma che ha sostituito Daniel Oren anche alla prima rappresentazione, per via di un infortunio che ha costretto quest’ultimo a cancellare anche altri impegni in agenda. Una conduzione che ha messo in luce ogni delicata sfumatura dei piano e dei forte che colorano l’intera partitura di Giordano. Luigi Petrozziello ha diretto il Coro che, pur in deficit di organico, ha sostenuto e cantato l’intera opera con la consueta maestria.

Fedora Teatro Bellini CataniaSulla scena finale dell’ultimo atto i tecnici (fatti apparire appositamente senza abiti di scena) hanno cominciato a smantellare la scenografia. L’idea immediata è stata quella di associare questa scelta all’amore di Loris che veniva meno dopo aver scoperto che la sua amata l’aveva denunciato alla polizia causando anche la morte della madre e del fratello. E invece no!

La scena sul palco si è pian piano spogliata di ogni suo concreto elemento per simboleggiare la fine del Teatro. Una fine che potrebbe essere tanto inesorabile quanto lenta come la morte di Fedora la cui vita finisce per amore e in grazie di perdono. Alla battuta finale la protagonista, morendo, si incammina simbolicamente verso il fondo del proscenio dove anche l’ultimo telo di scena si alza lasciando vedere agli spettatori i mattoni a crudo del retroscena del teatro.

Tutti gli operai lì, in abiti da lavoro, tutte le maestranze appaiono sulla scena in muta protesta. Tutta la dirigenza sale sul palco dove viene data lettura di un comunicato, di un appello affinché non muoia la Cultura e non muoia il Teatro la cui chiusura potrebbe veramente profilarsi all’orizzonte.

Non saranno mai stanchi i politici di tenere in scatto matto non solo la vita di molti lavoratori, ma anche la cultura di un’intera comunità con le loro strategie incomprensibili e dannose.

Fedora Teatro Bellini Catania

Hanno partecipato alla rappresentazione:

Anastasia Bartoli nel ruolo di Contessa Olga Sukarev;

Ionut Pascu in De Siriex;

Sonia Fortunato in Dmitri;

Sabrina Messina in Un piccolo savoiardo;

Andrea Bianchi in Desiré;

Riccardo Palazzo nei ruoli di Barone Rouvel e Sergio;

Angelo Nardinocchi in Cirillo;

Gianluca Tumino in Borov e Nicola;

Dante Roberto Muro in Grech;

Salvo Di Salvo in Lorek;

Valerio Saverino in Boleslao Lazinski;

Sebastiano Sicurezza in Ivan;

Paola Selvaggio nel ruolo della Pianista.

 

La recensione si riferisce alla prima del 17 marzo 2019

PHOTO©GiacomoOrlando

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