Intervista a Federico Longhi: il debutto di Falstaff a Linz.

di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo

 

Incontriamo a Linz il baritono Federico Longhi dov’è impegnato con le prove del Falstaff di G. Verdi che debutterà il 16 Settembre al Landestheater di Linz.

Longhi è attualmente uno dei baritoni italiani che la critica sta seguendo nel suo percorso sin dai primi esordi, e che  riscuote notevoli consensi anche di pubblico.

Vi proponiamo una breve intervista su questo debutto austriaco nel quale Federico Longhi sarà l’unico italiano nel cast.

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Linz, 8 Settembre 2016

Cosa significa per te cantare  il Falstaff di Verdi?

Il Falstaff non va cantato ma interpretato, con tante sfumature che arrivano dal teatro e che bisogna   portarle e farle vivere attraverso la voce, certo, ma sempre con grande attenzione alla parola ed al suo significato. Verdi qui ha creato un capolavoro unico nel suo genere.

Dopo il debutto in Ford nel 2015 con Riccardo Muti al Ravenna Festival, tra qualche giorno debutterai a Linz in questo ruolo. Una nuova esperienza?

Si nuova, da Ford a Falstaff, bella sfida, amo farle, questo ti tiene sempre molto attento e guardingo, sia dal punto di vista vocale che teatrale. Hai citato il Maestro Muti, grande scuola ed esperienza  che porterò sempre con me,  un immenso grazie a Lui.

E’ un ruolo verdiano che preferisci assieme a Rigoletto?

Direi entrambi ruoli superbi e unici, Rigoletto grande padre sofferente, deriso da tutti, vocalmente una bella sfida tra tenuta vocale e psicofisica; Falstaff l’apoteosi della parola teatrale, del canto scenico, tra scherzo e realtà tra burla e sentimenti veri, entrambi descrivono momenti di vita più che reali  ed attuali, e proprio perché sono attuali vanno vissuti e portati alla luce ancor più.

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In questa nuova produzione di Linz c’è qualcosa che ti affascina rispetto ad altre produzioni?

Decisamente il nuovo allestimento, una nuova produzione che apre la stagione 2016/17: l’essere protagonista, l’essere FALSTAFF. Di grande fascino è la regia  in chiave più moderna, diversa da altre produzioni che ho visto, e quindi un duro lavoro per creare un nuovo personaggio, intriso di mille tinte e sfumature. E poi anche condividere  e vivere il tutto da italiano all’estero, la nostra lingua, la parola, il canto: è bello poter  portare la nostra cultura sotto questa forma.

Molti dicono che il ruolo di Falstaff lo si affronta con la maturità. Pensi di essere maturo?

Si vero, mi sono trovato con questa occasione e non me la sono sentita di dire no…non ne ho motivo. L’ho studiato molto, approfondito sia dal punto di vista vocale che teatrale, supportato  da persone che credono molto in me, e la fortuna di essere diretto registicamente da Guy Montavon, un grande Maestro, preparato, umano, altruista, vero, sensibile, e per questi motivi gli sono riconoscente. Poi la fortuna di aver fatto un mese di prove a giugno con ripresa ora in settembre e via diretti in direzione della Prima .

Le critiche aspettano di ascoltarti dopo un anno in questo ruolo. Lo rifarai anche in Italia?

Progetti… spero di si!!

Aspettative?

Nessuna. Vivo il presente lavoro per questo momento, ovvio guardando al futuro ma senza aspettarmi nulla. Tutto sarà ancora più bello!!

Cosa hai in serbo per il futuro?

Nuovamente Rigoletto, debutto in Francia  a Nizza, felice di riprendere questo immenso ruolo dopo il debutto di Verona, poi Elisir a Genova e nuovo debutto in Amonasro fine 2017. “Avanti tutta” come dico sempre .

I critici in questi ultimi tempi ti hanno sempre osannato. C’è qualcosa che vorresti  dire e che non hai detto mai ad essi?

Un grazie, ma anche due va!! (ride!!)

Scherzi a parte dico solo di starci vicino, capendo che siamo umani e non delle macchine perfette, viviamo come tutti con i problemi di tutti, con la sostanziale differenza che spesso alla sera si sale in palco non sempre sereni e felici,  e quindi non sempre è facile portare avanti lo spettacolo in maniera perfetta come loro si aspettano.

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I tuoi compagni di palcoscenico in questa produzione?

Una bella compagnia, io unico Italiano e per questo esperienza molto bella e formativa, ognuno porta la propria esperienza di vita che qui deve diventare una cosa unica, formando  una squadra che gioca unita  per il miglior risultato possibile .

Quali differenze trovi a lavorare in teatri esteri rispetto a quelli italiani?

Tutto il modo è paese. Ovunque il facile ed  il meno facile. Però noto che  si può fare molto con poco… e credo che questo all’estero si sente e si vede.

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Falstaff –Verdi, Toscanini – Valdengo. Cosa ci racconti in merito?

Eh, bella storia, iniziata nel 1991 le mie prime lezioni a St Vincent con il Grande Valdengo, la fortuna anche averlo vicino di casa!!! proprio Lui mi ha sempre infuso il gusto e lo studio della parola chiara e pulita. Ho comprato allora il mio ancora attuale spartito di Falstaff, proprio per le nostre prime lezioni, ho appuntato su di esso  tutto quello che Toscanini gli insegnò, il Maestro mi faceva lunghe lezioni su questo appunto, e col duetto di Falstaff/Ford debuttai nel mio primo concerto in assoluto, proprio con Valdengo come Falstaff  nel 1993 ad Arenzano (Ge)…. avevo soli 20 anni.

Grazie e “avanti tutta!!!”.

Foto ©Federico Longhi e ©Landestheater Linz

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