Intervista a Giulio Pelligra: “…il mio idolo è Pavarotti!”

Incontriamo a Bari, durante le prove di Traviata, il tenore Giulio Pelligra. È un tenore di origini siciliane amato dal pubblico italiano ed estero, giovane e con voce svettante.

 

Bari, 15 Dicembre 2022

 

Fra i ruoli che ha interpretato qual è quello preferito? Perché?

Sicuramente, Henri ne Les Vepres Siciliennes di Giuseppe Verdi, un personaggio che amo particolarmente per il suo carattere eroico ma al contempo romantico; Henri è un uomo che passa tra le diverse sfaccettature dei sentimenti che prova per la sua amata Helene, la perdita della madre e per il rapporto con il padre che scopre essere il suo nemico.

 

Si parla sempre delle psicologie nei ruoli femminili delle opere, invece al maschile cosa ci può dire sulle parti tenorili dei ruoli che ha interpretato?

Ogni personaggio che interpreto ha una sua psicologia, a volte semplice a volte molto complessa. Per esempio, ruoli come Nemorino o Alfredo – che a prima vista possono sembrare due sempliciotti – hanno al loro interno sfaccettature diverse, dinamiche psicologiche interessanti: entrambi, in maniera diversa,mettono al primo posto l’amore per la propria donna ma si fanno anche trascinare da mille emozioni, uno da un ciarlatano, l’altro dall’impeto giovanile e dalla scarsa razionalità.

 

Quali trova più complicati da portare in scena? Perché?

Sicuramente, Arnoldo del Guillaume Tell, un ruolo molto difficile vocalmente ma anche nella resa psicologica del personaggio: richiede dei momenti di grande lirismo e momenti di assoluta dolcezza e passione. Credo che sia uno dei ruoli più temuti e difficili per tutti i tenori.

 

Quando era ancora studente aveva già chiaro quale repertorio avrebbe cantato o in quale si ritrovava di più?

Abbastanza, ho sempre avuto una voce brunita ma facile in acuto; ho iniziato come lirico leggero per spostarmi, adesso, nel repertorio da lirico puro.

 

Come costruisce un ruolo in fase di studio? Da dove inizia? Dal lato musicale o psicologico?

La prima cosa che faccio è leggere attentamente lo spartito cercando di studiare ed approfondire quello che ha scritto il compositore, senza lasciarmi condizionare dalla tradizione. Poi mi focalizzo sull’aspetto puramente psicologico del personaggio cercando di coglierne tutti i dettagli attraverso il testo del libretto, il momento storico e culturale in cui vive, usando più documentazione possibile. Successivamente passo allo studio puramente tecnico.

Giulio Pelligra

Tra i suoi maestri chi le ha saputo trasmettere meglio l’arte del canto?

Sicuramente due grandi artisti come il tenore Marco Berti e la vocal-coach Lucrezia Messa: ad entrambi devo tantissimo per tutto quello che mi hanno, e continuano, a trasmettere.

 

Tutto ha avuto inizio in Sicilia. Nel futuro dove si vede?

Da qualche anno vivo a Bari, città che amo molto, senza mai dimenticare la mia amatissima Sicilia che tanto mi ha dato. Se dovessi pensare al futuro, al momento credo che mi vedrò a Bari.

 

La professione del cantante lirico oggi?

Sicuramente molto difficile e complessa, bisogna essere molto studiosi, sempre “sul pezzo” e non ci si può permettere nessuna defaillance. Oggi, per un cantante lirico, conta molto anche l’aspetto fisico pertanto bisogna prestare attenzione anche alla forma fisica, senza però accanirsi: ognuno deve essere libero di sentirsi bene con il proprio corpo, come meglio ritiene. Questo è un messaggio che vorrei arrivasse alle nuove generazioni di cantanti: non fatevi condizionare, va bene essere in forma ma non l’ossessione per uno stereotipo fisico.

 

Parlando di registi, come si approccia al nuovo spettacolo da mettere in scena? Ha mai avuto idee controverse con i registi?

Raramente ho avuto idee controverse con i registi: di solito mi metto al servizio della musica, credo che si possa fare tutto purché giustificato da una reale motivazione. Ho avuto modo di lavorare con grandi registi da cui ho imparato tantissimo! In questo momento, ad esempio, sto lavorando con il regista Hugo De Ana alla produzione di “La Traviata” al Teatro Petruzzelli di Bari: il Maestro De Ana non lascia nulla al caso ma lavora affinchè l’artista entri il più possibile nella storia tanto da viverla in prima persona.

 

Secondo lei si lavora ancora bene in Italia? O meglio l’estero? Perché?

Credo che non ci sia una differenza tra l’Italia e l’estero; dipende molto dal teatro in cui ti trovi a lavorare. Da parte mia, ho avuto la fortuna di lavorare quasi sempre con persone che amano la musica e ti trattano da artista.

 

In questi giorni è impegnato al Teatro Petruzzelli di Bari per La Traviata. Che rapporto ha con il ruolo di Alfredo?

Alfredo è un ruolo che mi diverte molto rappresentare, certamente non è uno dei più soddisfacenti dal punto di vista vocale. Come accennavo prima, trovo che Alfredo sia un personaggio molto complesso e molto spesso sottovalutato: amo la sua freschezza e il suo impeto giovanile ed in molte cose mi ci rivedo. Diciamo che ci metto molto di Giulio in Alfredo, rispettando sempre la storia e le indicazioni registiche!

Giulio Pelligra

Bellini, Donizetti e Verdi sono predominanti nel suo repertorio. Sorprese future?

Al momento resto su questi tre amatissimi autori, inserendo però anche Puccini e ruoli come Rodolfo ne La Boheme, Rinuccio nello Gianni Schicchi e Pinkerton nella Madama Butterfly. Amo moltissimo anche gli autori francesi dei quali mi piacerebbe debuttare Werther, Faust e riproporre Romeo. Non dimentico nemmeno Mozart soprattutto per i bellissimi personaggi di Idomeneo e Tito.

 

C’è un cantante del passato a cui fa riferimento? Un suo idolo?

Per me il più grande è Pavarotti!

Pavarotti è la mia ispirazione, il primo tenore che ascolto quando devo preparare un ruolo, il mio idolo. Mi dispiace non averlo conosciuto di persona, sarebbe stato un sogno confrontarmi ed imparare da lui.

 

Parliamo di Giulio Pelligra quando non è impegnato artisticamente. Hobby, passioni, sport?

Amo tantissimo ascoltare musica di tutti i generi, passare il tempo con i miei più cari amici, camminare in riva al mare e fare sport all’aperto.

 

Un errore commesso e che non vorrebbe più commettere?

Sicuramente la scelta del vocal-coach giusto.

 

La sua prima volta sul palcoscenico?

Avevo 17 anni, cantavo nel coro de Le nozze di Figaro al Teatro Manoel di Malta dove l’anno dopo, a 18 anni, debuttavo come Conte di Almaviva ne Il Barbiere di Siviglia di Rossini.

 

Come affronta le difficoltà sul palcoscenico? Ci sono stati momenti particolari?

Sicuramente quanto non si sta bene fisicamente diventa molto difficile gestire la performance sul palcoscenico. Purtroppo, alcune volte, mi è capitato di dover cantare con la tracheite o la laringite: ci vuole tanto raziocinio, tanta freddezza, tanta sapienza tecnica e non bisogna mai pensare a quando si arriverà alla fine dell’opera!

 

Il rapporto con i direttori d’orchestra? Sono capricciosi o lasciano libertà al cantante?

Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi direttori, di solito ci si viene sempre incontro grazie al dialogo costruttivo.

 

Cosa c’è nel futuro di Giulio Pelligra? 

Dopo il Petruzzelli, sarò ancora Alfredo al Teatro Massimo di Palermo, poi farò il mio debutto con l’Hungarian Radio Symphony nello Stabat Mater di Rossini diretto dal Maestro Riccardo Frizza.

Seguiranno, Macduff nel Macbeth al Teatro di San Carlo di Napoli, Nemorino nell’Elisir d’amore nei Teatri di Angers Nantes e Rennes, ancora Alfredo al Teatro lirico di Cagliari e tante altre novità che svelerò a breve.

 

Grazie per la disponibilità e la bella chiacchierata che abbiamo potuto fare tra una prova e l’altra. Un grande in bocca al lupo per un futuro sfavillante da parte nostra e da i suoi fans!

Photo©FrancescoDiSumma 

Salvatore Margarone

 

 

Leave a Comment