Raffinatezza e stile “viennese” al Concerto di Pasqua 2016 del Filarmonico di Verona

di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo

 

E’ una Pasqua sottotono questa, nella quale i festeggiamenti religiosi e le tradizionali vacanze fuori porta risultano offuscate dallo spettro dei recenti drammatici attentati terroristici nella città di Bruxelles, che sono costati la vita a decine di persone, alle quali è stato dedicato un minuto di silenzio prima del concerto di Pasqua tenutosi al Teatro Filarmonico di Verona, la sera del 24 marzo 2016.

Tradizione vuole che nella settimana Santa la musica omaggi tale festività con l’esecuzione di una perla della storia musica, considerato un capolavoro assoluto: lo Stabat Mater Dolorosa di G.B. Pergolesi.

 

Giovanni Battista Pergolesi

 

Quella eseguita in questa occasione è oltretutto una perla rara, la versione di Joseph Eybler, amico di Mozart e maestro di cappella a Vienna, che sostituì alcuni duetti ed ampliò l’orchestra in un suo riadattamento, che prevede, insieme ai due solisti, il coro ed un ampia compagine orchestrale,  arricchita da strumenti a fiato e organo che nella versione originale non sono previsti, come brevemente illustrato durante la breve presentazione nel foyer del teatro, che ha preceduto il concerto.

 

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Joseph Eybler

Questa versione “viennese” è poco eseguita ad oggi, ma molto d’effetto, per i colori e le sfumature orchestrali che ne emergono. Suggestivo quindi il risultato finale anche grazie alla maestria con la quale il direttore d’orchestra, Francesco Ivan Ciampa, ha bilanciato i volumi del Coro (curato dal M° Vito Lombardi) e dell’Orchestra dell’Arena di Verona, nonché le due voci soliste, Mihaela Marcu e Clarissa Leonardi, reduci entrambe, nel medesimo teatro, dalla bella perfomance del Rigoletto nella precedente domenica.

 

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Francesco Ivan Ciampa

Ottima la resa vocale della giovane soprano Mihaela Marcu, che ha dimostrato raffinatezze stilistiche elevate oltre che una emissione vocale elegantissima, che in questo repertorio barocco è importantissima per lo stile.

Qualche incertezza invece è stata colta nell’esecuzione del mezzosoprano Clarissa Leonardi. Si avvertiva forse una certa stanchezza vocale, e l’emissione della voce risultava dunque un po’ rigida, con fiati corti tanto da portarla a respirare troppo nel fraseggio dei vari brani, rendendo meno fluida la liricità degli stessi.

A parte questi piccoli dettagli tecnici, possiamo affermare comunque che entrambe le artiste hanno mostrato un’ottima capacità professionale nel gestire un recital non semplice data la compagine orchestrale inusuale, e sono state di conseguenza apprezzate moltissimo dal pubblico in sala che le ha lungamente applaudite.

 

Mihaela Marcu e Clarissa Leonardi

La seconda parte del Concerto di Pasqua del Filarmonico ha poi visto in programma l’esecuzione del brano “Romeo e Giulietta”, scritto dal compositore contemporaneo veneto Vittorio Vedovato. Un breve poema sinfonico, accattivante e pieno di timbriche coinvolgenti: tutta la composizione è pervasa da un susseguirsi di crescendo orchestrali che raffigurano i tumulti d’amore dei due amanti scaligeri, che li porteranno alla morte.

 

Vedovato

Vittorio Vedovato

 

Molto pathos dunque in questa bellissima partitura che meriterebbe essere maggiormente eseguita, accolta dal pubblico con un’ovazione all’autore, presente in sala.

La serata si conclude con Ottorino Respighi e le sue “Vetrate di Chiesa”.

Quattro “quadri” separati che dipingono attraverso delle “vetrate musicali” altrettante situazioni ispirate al sacro. Respighi, pur essendo molto complesso nella compagine orchestrale, riesce a colpire sempre l’uditore con i suoi effetti a sorpresa, come per esempio l’intervento di una tromba fuori scena (che ha suonato in questo caso alle spalle degli astanti, dal palco reale), o la campana che da lontano riecheggia vespri mattutini ne “Il mattutino di S.Chiara”.

Apparentemente complessi i quattro brani che compongono l’opera, vengono invece trasfigurati attraverso gli strumenti orchestrali usati, portando l’uditore ad immaginarsi proprio dietro a delle vetrate di una chiesa per scorgerne le sue bellezze.

Bellissima scelta dunque quella della direzione artistica del Filarmonico di Verona, da parte del M° Paolo Gavazzeni, ancora una volta attento e quanto mai ricercato nella proposta di questa sera.

Ottima anche l’orchestra del filarmonico che, diretta sapientemente da Francesco Ivan Ciampa, risponde al suo morbido ma efficace gesto, che coinvolge pienamente l’uditorio del teatro.

 

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Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

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