Il Musicista: Professione o no?

Il Musicista: Professione o no?

La vita di un musicista oggi non è affatto semplice. Dopo lunghi e duri anni di lavoro, sacrifici, lotte e vittorie, si ritrova sempre a combattere quotidianamente per rivendicare una “Professione” che non gli è riconosciuta.

 

La maggior parte della collettività pensa ancora che fare il musicista sia solo un hobby: “Ma il tuo lavoro qual è?”; “Ma cosa fai per vivere?”; “Sei un musicista?”, queste le solite domande che ti fa la persona comune dotata di poco intelletto e poca materia grigia. Non meritano risposte queste domande, ma solo girarsi dall’altra parte ed andare via davanti a certi pensieri. Già, proprio per le persone che ragionano in questo modo ci ritroviamo ancor oggi a dover far comprendere che fare il musicista non è un hobby, ma prima di tutto, una Professione che, a differenza di molte altre, può avere diverse connotazioni: il concertista, il compositore, il docente, il musicologo, il tecnico audio, e spaziare poi anche in campi più vasti come la critica musicale, il teatro, il cinema, ecc… Beh, non penso che questi siano solo hobby  in quanto, come per qualsiasi altro lavoro, servono competenze specifiche per i diversi ambiti ma accomunati dalle basi musicali, senza le quali non si potrebbe scegliere la strada più consona per ognuno di noi.

La formazione di un musicista inizia da bambini. Quale altra professione ha un percorso così lungo?

Infatti per fare l’avvocato bastano 5 anni di università, così come per il medico, il contabile o il bancario.

Per diventare un musicista invece non bastano 5 anni di studio. Il percorso è almeno il doppio, seguito da moltissimi master, concorsi, concerti ed esperienze varie. Nulla togliendo alle professioni citate sopra, naturalmente, ma per ribadire che la nostra Professione è ardua da raggiungere e molto lunga.

In più serve una buona base di partenza, le “doti musicali”: cioè quella predisposizione alla musica, il ritmo, orecchio, che non tutti hanno o quanto meno non allo stesso livello. Allora iniziamo a fare dei distinguo: i meno dotati lo faranno per hobby, per il piacere di conoscere un ambito diverso da quello che faranno nella loro vita, li si fermano. Gli altri, invece, i più dotati, cioè almeno il 50%, vivranno di musica.

Come? Ve lo spiego subito.

I più talentuosi, dopo aver effettuato tutto il percorso di studi, master e quant’altro, inizieranno la carriera nei diversi ambiti a loro più consoni; alcuni di loro, però, avranno fatto tappa obbligatoria presso qualche nome prestigioso che sicuramente avrà dato loro qualche chance in più. Da soli è molto complicato, devi ingoiare molti rospi ed avere la pelle dura per andare avanti e farti largo a gomitate in questo ambiente. Per fare ciò devi avere delle competenze da dimostrare al mondo, non solo a casa tua,  uno studio continuo, una curiosità morbosa per tutto quello che ruota attorno al tuo obbiettivo. Un consiglio, fate molti concorsi. Fateli senza aspettative, in molti casi incontrerete evidenti storture che capirete crescendo e vivendo questo mondo, in altri invece vi daranno soddisfazione e voglia di andare avanti.

Però, non tutti i talentuosi intraprenderanno la strada concertistica, perché molti di loro non hanno il carattere per stare sul palcoscenico davanti ad un pubblico. Molti si inibiscono, pur essendo bravissimi, e non riescono a rendere al meglio delle loro possibilità, quindi optano per un ambito dove li porti ad esporsi di meno, come lavorare “dietro le quinte” in un mondo vastissimo poco conosciuto.

Tantissime sono le possibilità per chi non regge l’emotività del palcoscenico: ad esempio lavorare in un Teatro come maestro collaboratore, aiuto regista, tecnico audio, luci, ecc… oppure creare, assieme a colleghi, associazioni per divulgare il sapere musicale ed instradare le nuove leve, dando loro la possibilità di confrontarsi e conoscere questo mondo.

L’importante è restare immersi nel mondo musicale in ogni suo ambito, frequentare concerti, serate, confrontarsi, costruirsi una propria visione ed un proprio gusto, che non per forza deve coincidere con quello degli altri. La diversità di vedute o di idee fa crescere se stessi ed aiuta questo mondo.

La pecca più grande del mondo della musica risiede però in quei palazzi chiamati “Conservatori”, “Istituti Musicali”,  che dovrebbero essere il punto di riferimento di tutti noi.

E’ di una decina di anni fa la legge che riformò i piani di studio e le organizzazioni di queste istituzioni, che riorganizzò i corsi di strumento, ne aggiunse altri di nuovi, ma creò il caos.

Oggi chi vuole entrare in Conservatorio si trova davanti  ad una scelta: vecchio ordinamento o nuovo ordinamento?

Diciamo subito che il vecchio ordinamento non ha nulla a che fare con qualcosa di obsoleto o inutile, in quanto, per fortuna, il Ministero ha mantenuto il “vecchio” percorso decennale per molti strumenti, fatto di molti più esami e materie complementari utili alla formazione completa del musicista. Il “nuovo ordinamento” invece è un disastro! Accorcia della metà il percorso di studio mantenendo validità giuridica al titolo finale, e dividendo il percorso in un primo triennio (il primo livello) ed un biennio specialistico (il secondo livello). Cosa vorrà dire poi “specialistico”, se non si finisce mai di studiare ne un repertorio, né lo strumento stesso? Figuriamoci se lo si riesce a fare in due anni, contro secoli e secoli di musica che abbiamo alle spalle.

Naturalmente la maggior parte dei nuovi studenti opta per il nuovo ordinamento, inconsapevoli delle lacune che si porteranno dietro, mancando al loro percorso gran parte del materiale musicale basilare alla formazione completa, pensando di finire prima gli studi, quando invece non si finisce mai per tutta la vita, uscendo baldanzosi dopo cinque anni dal Conservatorio,  e rendendosi conto solo allora delle mancanze nel loro percorso. Oltretutto si nota in queste nuove generazioni molta presunzione, che di certo non giova loro.

Ma non solo, all’interno della suddetta riforma vi è anche quella inerente all’istituzione dei Licei Musicali e Coreutici, diversi dagli Istituti Musicali Pareggiati (che sono Conservatori che dipendono da Regione o Provincia): sono scuole secondarie di secondo grado a tutti gli effetti. Peccato che in questi Licei Musicali, a parte studiare uno strumento, il lato scolastico vero e proprio, quello delle materie letterarie, umanistiche, matematiche ed altre , è molto scarso.

Il risultato lo stiamo vedendo in questi ultimi anni, dove iniziano ad uscire i primi alunni “Maturati” dal quinquennio liceale, accorgendosi che con questo titolo di studio di scuola secondaria superiore non ha sbocchi lavorativi. Peccano dunque sul livello culturale di base, e ad oggi le iscrizioni a tali Licei è crollata drasticamente, tanto che il rischio di chiusura di alcune classi è inevitabile per la scarsa utenza.

Perché fare tutto ciò? Che bisogno c’era di creare un Liceo Musicale in questi termini? Tutti noi, almeno coloro di età compresa tra i 40 e i 50 anni di ed anche i precedenti, hanno studiato contemporaneamente in Conservatorio e frequentato una scuola superiore diversa. Abbiamo raggiunto la Maturità in qualche ambito umanistico, scientifico o tecnico ed abbiamo poi proseguito con gli studi musicali nelle sedi opportune il nostro percorso.

E’ vero che così facendo si sono formate cattedre per migliaia di musicisti, ma non si potevano ampliare i Conservatori ed inglobarle in essi? Oppure, cosa più semplice, non si poteva annettere la scuola secondaria di primo grado al Conservatorio ampliando queste Istituzioni?

No, è la risposta. Il Conservatorio non si tocca, deve restare un mondo chiuso in una lobby in cui è impossibile entrare. Figuriamoci modificarne gli assetti. L’unica cosa che è stata fatta a seguito della famosa riforma è quella di uguagliare il percorso di studi del  Conservatorio a quello Universitario, diventando AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale).

Cosa corretta, era ora! Peccato che con la legge fatta lo Stato non ti permette di mettere in campo la tua professionalità.

Allora la domanda sorge ancora più spontanea: perché se il diploma di Conservatorio è pareggiato ad una Laurea Universitaria non ci viene riconosciuta la Professione del Musicista?

Perché dobbiamo essere sempre vessati come persone ignoranti che di cultura non sanno nulla (ed è l’esatto contrario) se non si è frequentata un’Università?

Rimane una sola risposta a tutto ciò: ignoranza, tutta italiana.

Strana cosa questa, per il nostro paese, che ha dato i natali a compositori che hanno fatto la storia della musica. Quell’Italia, dove è nato il Melodramma, la forma di teatro in musica che tutto il mondo ci invidia.

Dove sta l’Italia della tanto decantata “Cultura”?

Basta varcare i confini italiani che la “Cultura” si percepisce in ogni angolo e noi, musicisti Italiani, ci piangiamo addosso. Sveglia ragazzi! Bisogna inventarsi per andare avanti, ma non svendersi. Basta con i Concerti “gratis”, noi abbiamo investito soldi e sudore per arrivare ad avere questa “Cultura”, non dobbiamo prostituirci per fare ad ogni costo qualcosa. Così le cose non cambieranno.

Bisogna essere compatti e mantenere una linea unica per avere quel rispetto verso la nostra “Professione” che ci meritiamo.

Abbiate il coraggio di dire “no!” ad una proposta di suonare gratis. Voi direte: “Se non lo faccio io, lo farà qualcun altro!”: proprio per questo le cose non cambieranno mai.

Iniziamo a reclamare i nostri diritti da Musicisti, a rivendicare la nostra fatica per il piacere altrui. Ricordatevi che quando si suona lo si fa non solo per il nostro piacere, ma principalmente per chi ci ascolta. Quindi di cosa parliamo? Volete essere Professionisti?

Rispondetevi da soli.

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