Un Ballo in Maschera al Comunale di Ferrara: fortunata e convincente coproduzione!

di Salvatore Margarone  e Federico Scatamburlo

Lo scorso 20 gennaio al Teatro Comunale di Ferrara è andato in scena Un ballo in maschera di G. Verdi.

Belle sensazioni già all’apertura del sipario, ci siamo resi conto subito che sarebbe stata forse una tra le migliori produzioni dall’inizio delle nuove stagioni liriche di quest’anno.

Finalmente una realizzazione in linea non solo con il libretto di A.Somma ma con la “tradizione”, cosa che non ci stancheremo mai di sottolineare: in questo pot-pourri di nuove produzioni di fronte alle quali si assiste attoniti, molto spesso, per le follie registiche che stravolgono interamente e sviliscono l’essenza stessa delle opere, oltraggiandole non solo temporalmente ma, soprattutto, dissacrandone l’originaria visione del compositore.

Premesso questo, di “evento” si può parlare parlare per questa splendida serata ferrarese, in cui giovani artisti e giovane orchestra si sono esibiti davanti ad un pubblico felicissimo di assistere finalmente ad una vera “Opera Lirica”.

La felice coproduzione tra il Teatro Comunale di Ferrara con il Teatro di Ravenna e il Comunale di Piacenza, si è rivelata non solo fortunata ma anche  incoraggiante per la capacità di aver dato vita ad una messa in scena eccellente che è stata curata, sia per la preparazione dei cantanti che per la regia, dal grande baritono Leo Nucci.

Natalia Labourdette e Mansoo Kim

Da quest’ultima vogliamo partire, la regia: niente fronzoli, cose inutili o eccessi con l’intento di stupire a tutti i costi il pubblico: questa è stata la scelta del grande Leo Nucci, che in questa produzione si è rifatto all’essenza verdiana e a quella del suo librettista A.Somma, riportando a livello embrionale tutto lo spettacolo, con un ottimo risultato sotto tutti i punti di vista. La voluta traslazione temporale di soli 100 anni circa, ha inquadrato la vicenda d’oltreoceano al tempo dell’Indipendenza Americana, e fin qui non ci sono problemi, in quanto non è stato stravolto né il libretto né la storia, ma anzi è stato rafforzato quel connubio che in Verdi si trasforma in patriottismo e contemporaneamente mette l’accento sul fatto di non essere razzista, cosa quest’ultima ormai assodata.

Leo Nucci

Le bellissime  scenografie, curate da Carlo Centolavigna,  risultano efficaci, semplici e complete: ricche di dettagli essenziali, ma mai banali o esagerati, hanno dato spazio agli artisti sul palco per far dipanare l’azione senza ostacolarli, in modo quasi ossequioso verso l’opera verdiana. Ben studiate anche le luci di Claudio Schmid.

Tutto questo ha fatto da splendida cornice ad ottimi artisti a cui sono stati affidati i ruoli principali, ma non solo. Susanna Branchini, soprano che ha interpretato Amelia, è la protagonista assoluta di questa serata: voce importante, vibrante, bruna e chiara allo stesso tempo, impersona un’Amelia sicura, drammatica e scenicamente perfetta. La sua voce risponde alle sollecitazioni del fiato nei vari registri vocali riuscendo a passare da quello acuto a quello di petto e viceversa senza mai un suono sgradevole,  e con pregevoli agilità. Dotata di bella presenza e raffinatezza, si è destreggiata sul palcoscenico da grande artista  in maniera sicura senza mai cedere a facili escamotage.

Susanna Branchini e Ivan Defabiani

Il Conte Riccardo, interpretato dal giovane e promettente Ivan Defabiani, al primo atto è risultato freddo ed impreciso, ma si è decisamente riscattato a partire dal secondo atto e fino alla fine dell’opera, indugiando in facili acuti ed una discreta tempra attoriale che tuttavia deve ancora migliorare, per non risultare talvolta eccessivamente rigido e tradire l’evidente poca esperienza sul palco.          Come le evidenti difficoltà che sono emerse nel cambio delle vocali, che non erano sempre omogenee a causa proprio del cambio di posizione ma, vista la giovane età, si può tranquillamente sorvolare su questi piccoli difetti che sicuramente miglioreranno col tempo e lo studio appropriato, e che non hanno comunque in generale inficiato la performance.

Ottimo il Renato di Mansoo Kim, anch’egli dotato di voce importante, che ha vestito i panni di un marito geloso e vendicativo di tutto rispetto. Bello il timbro e la dizione, pur non essendo italiano.

Agostina Smimmero

Buona la performance di Agostina Smimmero  nella sua Ulrica: ha sfoggiato il suo bel “sol grave di petto” e convinto con la sua voce bruna quasi da contralto, drammaturgicamente molto convincente.

I.Defabiani – N. Labourdette – M. Kim

Natalia Labourdette, ha portato sul palco con leggiadria e una bella voce cristallina il ruolo del paggio Oscar: pur con qualche difettuccio di dizione anche lei convince nell’insieme.

Il cast è completato da: Giovanni Tiralongo , Silvano, Mariano Buccino, Samuel, Raffaele Feo, un servo di Amelia ed un giudice, ed il Tom di  Cristian Saitta, su quale vogliamo soffermarci un momento. Lo avevamo conosciuto nel 2012 al Concorso Lirico Iris Adami Corradetti di Padova, durante il quale gli era stata assegnata una borsa di studio per le sue qualità. Migliorato rispetto a qualche anno fa, si destreggia ora sul palco con piglio sicuro sia vocale che scenico.

Ottima la direzione di Donato Renzetti che con i suoi piccoli gesti dirige una splendida Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che risponde prontamente alle sue dinamiche; bravissimi gli artisti del Coro del Teatro Comunale di Piacenza diretto da Corrado Casoni .

Al termine dello spettacolo il pubblico ferrarese esplode con calorosi applausi per tutti: artisti, direttore e orchestra: un buon inizio di stagione quindi, e, viste le premesse, alte sono le nostre aspettative per le prossime produzioni in programma.

 

Photo©Gianni Cravedi (Ferrara) e Teatro Comunale di Piacenza

 

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: