Turandot a Palermo: il futurismo discutibile di Fabio Cherstich

Turandot futurista in scena a Palermo. La regia di Fabio Cherstich e la tecnologia di AES+F

 

 

di Donata Musumeci

 

Ci vuole sempre del coraggio nell’affrontare “nuove” letture di grandi capolavori come lo è la Turandot di Giacomo Puccini in scena in questi giorni al Teatro Massimo di Palermo.

Uno strano e oscuro abisso separa tradizione e innovazione. Veicolare il pubblico da una sponda all’altra è un lavoro ardimentoso, anche per questo nuovo allestimento che vede il Teatro Massimo impegnato in una collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna e il Badisches Staatstheater Karlsruhe, in partnership con Lakhta Center di San Pietroburgo.

Stavolta la sensibilità del pubblico è stata messa a dura prova da vari elementi. Gli spunti riflessivi, però, sono davvero tanti! Il sipario si apre su due profughi in copertina termica. Un Gheddafi in alta uniforme e ciabatte che, però, per via delle lenti colorate ricorda anche Elton John, è Timur: l’imperatore usurpato ed esiliato.

Un’infermiera totalmente in bianco (ed è il caso di dire che è anche l’unica ad andare in bianco nella vicenda amorosa) è Liù, la devota e fedele serva di Timur.

Un rambo coi muscoli in gommapiuma da armadio a quattro ante è Calaf, il figlio dell’imperatore usurpato che ritrova prima il padre per poi partire alla conquista della figlia dell’imperatore della Cina: Turandot. Quest’ultima, la protagonista, appare in abiti al Led e raso bianco. Una purezza abbagliante che solo grazie ad un makeup pesante offre l’idea di una donna dal cuore blindato ed ostile.

Ping, Pang e Pong sono i ministri di Turandot presentati in scena in impermeabile, valigetta e cappello come la visione triplicata di un moderno ispettore Derrick.

Turandot Palermo 2019

Fin dalle prime battute musicali la scenografia si palesa esclusivamente come un film dalle scene esasperatamente lente e ripetitive. Un video in cui un Drago Rosso sembra rappresentare il cuore marcio della principessa, un drago al cui interno si consuma la scena di una tortura dolce su vari uomini di diversa età e aspetto fisico.

Il magnifico animale fantastico sorvola una città piena di grattacieli sgargianti in pieno stile futuristico e, nel frattempo, per mano di esseri umanoidi e vagamente femminili, lascia che al suo interno si pratichino omicidi in quello che ricorda innegabilmente un massaggio shiatsu sui corpi quasi interamente nudi dei malcapitati.

Turandot Palermo 2019

Turandot è una principessa vergine ed altèra che, traumatizzata dalla violenza sessuale subita dalla sua lontana ava, pratica una perenne vendetta contro il genere maschile facendo uccidere tutti i pretendenti alla sua mano e al suo trono con l’escamotage di tre indovinelli, la cui mancata soluzione conduce alla morte.

Un vero e proprio lascia o raddoppia di cui Calaf mostra di essere campione. Lui vuole Turandot e, con essa, con la scusa di un amore salvifico e benefico, ritorna al potere e al suo trono raddoppiando la posta in gioco contro la morte.

Turandot Palermo 2019 - Turandot - Astrik Khanamiryan
Turandot Palermo 2019 – Turandot – Astrik Khanamiryan

Il video prosegue mostrando un uccisione seriale come in una fabbrica meticolosa e puntuale, teste mozzate sui fiori, un corpo di donna (decisamente offensivo) e  reso informe dalle immagini di una pluralità di vagine partorienti dalle cosce e dalla schiena; si palesano, altresì, scene di violenza sulle donne e poi, con una catarsi non ben chiara, una bimbona gigante e in fasce, circondata da uomini e donne finalmente uniti nell’amore, con la grottesca compagnia di una gattona enorme che rotola compiaciuta nel ricevere le coccole. Apprezzabile tuttavia la resa del video e le tematiche con esso affrontate. Ma siamo sicuri che Turandot sia solo questo? Che sia un’opera che racconta solo un mostruoso femmineo salvato dall’amore paziente e servile di un uomo? Non esiste anche l’amore di Liù? Non è anche lei una donna pucciniana?

Il video racconta solo l’amore di un tipo di donna, un amore che dapprima si estrinseca nell’odio, poi nell’orgoglio, ed infine nel vissero tutti felici e contenti.

La scelta degli ideatori del video di ignorare del tutto il cuore di Liù è ingiusta e riduttiva.

E poi, perché ci vengono mostrati in video, troppo da vicino (e non senza sfiorare il cattivo gusto) chilometri di pelle umana passata al microscopio?

Senza applicare nessuna moralità spicciola non credo sia stato così edificante “ascoltare” un’Opera Lirica mentre passano i primi piani di gambe, peli e unghie dei piedi! Passi la piovra formata da teste femminili umane pronte alla fellatio (gentilissimo invito alle signore in sala?), ma tutta quella pelle no!

Qui si sottolinea soltanto la parte amara del cuore femminile di Turandot e non si esalta la dolcezza dell’amore di Liù che pure, a non volersi del tutto sbagliare, pare abbia un ruolo nella trama!

Le luci di scena sono un po’ compromesse dal forte chiarore che ha emanato per tutto il tempo l’enorme proiezione del video, quindi non le si possono descrivere in modo appropriato.

Le guardie imperiali indossano costumi bianchi da film di fantascienza. Molto belli se non fosse che la spada laser di cui sono stati dotati è veramente molto corta, ahimè!

Alla fine troviamo anche dei cantanti in scena: Astrik Khanamiryan, interpreta il ruolo di Turandot con piglio severo ed enfasi. Un’apprezzabile voce adatta al ruolo cantato.

Carlo Ventre è credibile nel ruolo di Calaf, ma ha dato l’impressione di essere troppo trascinato dalle emozioni in un “Nessun dorma” sdoganato in ogni angolo del mondo (non lirico).

Alexandra Grigoras si cala nel ruolo di Liù con la giusta dolcezza interpretativa nonostante si renda evidente un vibrato forse troppo insistente soprattutto nel terzo atto.

Corretto il Timur di Yuri Vorobiev, mentre troviamo Federico Longhi, Francesco Marsiglia, Manuel Pierattelli rispettivamente nei ruoli di Ping, Pang e Pong, interpreti bravi e perfetti in questo ruolo corale dei tre ministri, con voci che assieme risultano ben amalgamate.

Turandot Palermo 2019
Turandot Palermo 2019 – Calaf – Carlo Ventre (al centro)

Luciano Roberti è il Mandarino. Una presenza imponente ed efficace soprattutto all’apertura del sipario.

Nei ruoli di Altoum e del Principe di Persia un più che rispettabile Antonello Ceron.

L’opera in tre atti su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni nella conduzione di Gabriele Ferro risulta forse meno sostenuta e quasi più lenta, ma nulla perde in maestosità con gli efficaci colori della meravigliosa orchestra.

Riempiono la scena con le loro belle voci l’imponente Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Massimo, condotti rispettivamente da Piero Monti e Salvatore Punturo.

Partner dei costumi è Alcantara, a cui non potremmo smettere di chiedere il perché della scelta di colori così pastellosamente chiari.

Al regista e ideatore del concept Fabio Cherstich non possiamo rimproverare nulla considerando la staticità dei cantanti come parte integrante della sua idea di regia. Quello su cui potremmo ancora ragionare è l’opportunità di operare quasi una “delega” all’esistenza del video in questo allestimento. Il messaggio che trasmette è efficace ma, forse, nella resa pratica, ha sorpreso gli spettatori con la proposizione di troppi elementi in scena e troppo diversi fra di loro.

Turandot Palermo 2019

ph©rosellinagarbo 2019

TURANDOT

Opera in tre atti

Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini

Direttore Gabriele Ferro
Concept Fabio Cherstich e AES+F   

Regia Fabio Cherstich   
Scene, video e costumi AES+F
Luci Marco Giusti
Coach movimenti Alessio Maria Romano

Assistente alla regia Fabio Condemi

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo

Cast

Turandot

Tatiana Melnychenko (19, 23, 25, 27)
Astrik Khanamiryan (20, 22, 24, 26)

Altoum e Principe di Persia

Antonello Ceron

Timur

Simon Orfila (19, 23, 25, 27)
Yuri Vorobiev (20, 22, 24, 26)

Calaf

Brian Jagde (19, 23, 25, 27)
Carlo Ventre (20, 22, 24, 26)

Liù

Valeria Sepe (19, 22, 23, 24, 25, 27)
Alexandra Grigoras (20, 26)

Ping

Vincenzo Taormina (19, 22, 23, 25, 27)
Federico Longhi (20, 24, 26)

Pang

Francesco Marsiglia

Pong

Manuel Pierattelli

Mandarino

Luciano Roberti

 

Nuovo allestimento del

Teatro Massimo

in coproduzione con

Badisches Staatstheater Karlsruhe, Teatro Comunale di Bologna

In partnership con

Lakhta Center – San Pietroburgo

 

La Bohème in scena al Massimo di Palermo

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