Teresa Iervolino: uno sfarzoso contralto ci racconta la sua storia

 

di Federico Scatamburlo

Il panorama belcantistico moderno non è mai stato così tanto variegato come in questo periodo. Molti sono i nomi che si alternano nei cartelloni, alcuni già noti altri meno: in occasione della rappresentazione de l’Amico Fritz alla Fenice di Venezia, la particolarissima voce di uno sfarzoso contralto ha attirato la nostra attenzione e siamo riusciti a farci raccontare il suo percorso. Ecco di seguito le risposte alle nostre domande che gentilmente Teresa Iervolino ci ha fornito:

Una giovane “Artista” del bel canto. Ci racconta i suoi trascorsi? Com’è avvenuto l’approccio con l’Opera?

i_6202e9ace7Raccontarle questo aneddoto mi farà tanto piacere. Spesso nel periodo adolescenziale si attraversano momenti non facili. L’inserirsi nella società, il confrontarsi con il mondo esterno non è sempre semplice e la cosa migliore che si possa donare ad un adolescente è permettergli di scoprire ciò che più si avvicina all’equilibrio dell’universo, al Divino, all’energia vera della vita e questi è l’Arte. Così il mio papà mi ha invogliata a studiare il pianoforte, da lì la mia passione per la musica, ma successivamente non mi è bastato. Amavo cantare, volevo studiare canto ma per me il canto lirico al primo ascolto risultò solo un insieme di urla e lamentele (buffo direi), ma non mi sono fermata lì. Mio padre mi disse: “prova ad ascoltarla, a scoprirla… io quando lavoravo a Roma spesso sono stato a Caracalla a vedere opere come Aida, Carmen e mi hanno stregato”. Così un giorno mi misi a leggere il libretto di Bohème e attirata dalla storia presi una registrazione video di Pavarotti e Scotto e cominciai a guardarla. Alla fine dell’Opera mi ritrovai piangendo, sommersa in un’esplosione di emozioni di ogni genere e mi dissi : “Voglio vivere nella Musica, voglio essere parte di questo Miracolo!”.

Ci sono repertori preferiti? Perché?

Non ho repertori preferiti in assoluto, sono anche tanto amante della musica Sinfonica ad esempio, ma essendo una voce particolarmente adatta al repertorio Rossiniano e trovando nei personaggi di Rossini il modo migliore per esprimere l’arte e me stessa, una stella di preferenza in più, diciamo che gliela do volentieri. Infatti è il compositore che interpreto e più amo cantare.

Chi è Teresa nella vita di tutti i giorni?

Teresa è una persona forte e fragile allo stesso tempo, come ogni essere umano direi. La Teresa che ama cucinare, viaggiare, fare amicizia, donare un sorriso se è possibile, la Teresa che si trova dietro le quinte, o durante le prove, con dentro di se però sempre una parte di tutti i personaggi di cui ha l’onore “indossare le vesti” o meglio creare.

Teresa “Artista” tradizionale o moderna?

Ma, secondo me, non esiste un vero e proprio artista tradizionale o moderno. Ognuno di noi è l’Artista che si sente e che mano mano si crea. Ognuno ha il proprio tipo di percorso, di modo di vivere la musica e l’arte, il proprio modo di approcciarsi e di porgersi. L’importante è avere sempre rispetto per la professione e per l’arte.

Amico Fritz

Ha cantato di recente alla Fenice di Venezia ne L’Amico Fritz di P. Mascagni accanto a colleghi di alto livello. Cosa le ha lasciato questa esperienza?

Amico Fritz è stata una vera e proprio esperienza nuova, il desiderio di immettermi in un repertorio un pò diverso dal mio solito. Mi ha lasciato scoprire il modo in cui Mascagni porta all’esasperazione e alla veridicità ogni sentimento a livello musicale, e cercare di farlo mio mi ha portato a lanciarmi in un espressione molto più “selvaggia” del canto.

Inoltre come ogni volta che mi torvo a cantare alla Fenice, vivo in un’atmosfera piuttosto serena, cosa non sempre facile da trovare. L’Amico Fritz è stata una di esse.

Ci racconta il mondo della lirica dal suo punto di vista?

Non basterebbero le pagine di un libro per raccontarlo, è come se lei mi chiedesse di riassumere tutta la mia vita, cosa alquanto difficile da fare a parole.

Posso solo dirle che è un mondo immenso, pieno di colori, tanto difficile da vivere quanto entusiasmante.

Credo che solo chi lo vive appieno e in prima persona può capire gli infiniti sacrifici e le altrettante soddisfazioni che si vivono, e non mi riferisco solo a chi lo vive come cantante, ma ad ogni persona che ne fa parte.

Ci sono cose che ha fatto e che non rifarebbe nella sua carriera?

No, direi proprio di no. Credo che essendo giovane ho ancora tanto tempo per fare i miei sbagli, cosa che credo sempre produttiva, da qualsiasi punto di vista della vita si parli.

Qual è la cantante, di oggi o di ieri, da Lei più apprezzata? Perché?

Partendo dai i miei idoli, del mio stesso registro vocale, oserei nominare in primis la straordinaria e raffinata Lucia Valentini Terrani, una voce, un’artista, un’anima che ogni volta che ascolto mi fa ricordare quanto sia importante l’eleganza e la morbidezza vocale. Una Maestra che non ho avuto la fortuna di conoscere purtroppo.

Ewa Podles, che con il suo impeto, la sua eroicità di voce e fraseggio mi evidenzia sempre nei ruoli en travesti, in particolare, il coraggio e la forza di valori dell’eroe.

Daniela Barcellona, che sento ancora più vicino per motivi anche cronologici, di cui amo il nobile fraseggio e la brillantezza delle agilità delle sue eleganti interpretazioni, e conoscendola, per mia fortuna, la sua immensa umiltà di artista e persona.

Ma non posso fermarmi al mio registro vocale essendo anche una melomane pucciniana e verdiana. Dei cantati che più apprezzo e amo ci sono il bellissimo e affascinante Corelli, il seducente e ammaliante Del Monaco e la divina Leontyne Price.

Come si approccia alla messa in scena di un’opera? ( parlando anche del rapporto con registi e direttori d’orchestra)

Ho sempre un approccio molto aperto mentalmente sia col regista che col direttore. Cerco, però, giustamente, sempre di fare mie le loro idee, e di elaborarle seconda anche la mia sensibilità e il mio punto di vista. Molto produttivo ed entusiasmante scoprire nuovi modi di creare e interpretare il proprio personaggio.

Un sogno nel cassetto?

Scegliere quale sia il mio unico sogno nel cassetto non è possibile, ne ho tanti ma possiamo fare un’eccezione a ridurli a solo due: Il vigoroso Arsace della Semiramide di Rossini e il giovane innamorato Malcom della Donna del Lago del medesimo genio, vivono in me già tempo e crescono sempre di più. Speriamo presto di poterli fare uscire fuori e dargli vita.

I suoi prossimi impegni?

Come debutto di ruolo ho Alcina e Tamerlano di Handel, due opere che desideravo tanto cantare nei rispettivi ruoli di Bradamante e Andronico. Ma sono altrettanto emozionata per i miei futuri impegni in nuovi e importanti teatri europei come Maffio Orsini all’Opera di Bilbao, Cenerentola all’Opera Garnier di Paris e Lucia della Gazza Ladra alla Scala di Milano.

Un consiglio da giovane ai giovani cantanti?

Fondamentale: assecondate e credete in ogni vostro minimo desiderio e sogno, l’importante è crederci e soprattutto mai disperarsi per il tipo di carriera che si riesce o no a raggiungere, bisogna amare il canto e farlo sempre per amore e piacere.

Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Teresa, grazie infinite per il tempo che ci ha dedicato. Come per tutti gli artisti che intervistiamo, concludiamo augurandoLe di realizzare tutti i suoi sogni nel cassetto, e una carriera piena di soddisfazioni!

Foto web

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: