Storia dell’Opera: Gaetano Donizetti (1797-1848)

Storia dell’Opera: Gaetano Donizetti (1797-1848)

La carriera del bergamasco Gaetano Donizetti non fu certo una delle più facili. L’allievo di Simone Mayr, poco più che ventenne, si affaccia sul panorama musicale della sua epoca e si deve confrontare con un Rossini dominatore ed un Bellini ormai ad un passo dalla celebrità.

 

Tredicesima puntata.

Gaetano Donizetti si trova nella classica posizione di terzo incomodo. Lo aiuta un genio fertilissimo che lo supporterà nel frenetico lavoro nel quale si getta e che lo porterà a comporre oltre settanta opere. Il suo grande rivale era Bellini; con lui lo scontro era diretto. Quando Donizetti, nel 1830, finalmente conquista Milano con l’opera “Anna Bolena“, il trionfo della “Sonnambula” e della “Norma” belliniane offuscarono quel successo un anno dopo. Ma il tenace Donizetti continuò imperturbabile il suo lavoro: nel 1832 compose “L’elisir d’amore” che, con il “Don Pasquale” (1843), sono i suoi capolavori comici, opere buffe venate però da un sottile velo di malinconia, in particolare il “Don Pasquale“. Seguono “Parisina” e “Torquato Tasso” del 1833. Quest’ultima opera venne scritta per il celebre baritono Giorgio Ronconi, al quale Donizetti affidò una splendida scena finale, unica, nel suo genere, per una voce di baritono che nell’opera romantica aveva generalmente una parte di antagonista del protagonista tenore.

Anna Bolena - Donizetti

Nel 1834 vanno in scena la “Lucrezia Borgia” e “Maria Stuarda“, mentre l’anno successivo “Marin Faliero” e l’opera considerata il suo capolavoro, “Lucia di Lammermoor“. “Lucia” è certamente una delle vette più compiute dalla drammaturgia donizettiana. L’atmosfera romantica pervade tutta l’opera: l’orchestra evoca la Scozia del romanzo di Walter Scott, “The Bride of Lammermoor” dal quale Salvatore Cammarano ha tratto il pregevole libretto. Il personaggio di Lucia è uno dei più compiuti dell’opera romantica. Il suo canto purissimo è l’espressione di questa fragile creatura che, già dal suo apparire, è conscia del suo triste destino, della sua follia: solo attraverso il delirio potrà vivere quello che la vita reale non le ha concesso. L’instancabile produzione di Donizetti continuò anche negli anni che seguirono il trionfo di “Lucia“. Il “Belisario“, opera suggestiva e ricca di belle pagine, trionfò a Venezia nel 1836 e fu seguita da altri fortunati lavori: “Il Campanello” (1836), “Roberto Devereux” (1837), opera che completò la trilogia delle regine Tudor.

Mariella Devia -Roberto Devereux-di G. Donizetti
Mariella Devia -Roberto Devereux-di G. Donizetti, Teatro Carlo Felice di Genova

L’intensità della sua attività lo aiutò a superare i travagli della sua vita privata attraversata da vicende quanto mai tristi: la perdita in rapida successione dei genitori, del figlio e della moglie lasciò Donizetti in uno stato di profonda prostrazione. Nel 1839 egli cercò la definitiva affermazione conquistando il pubblico parigino. Ottenne un notevole successo con “La fille du régiment” (1840) e “La favorita“, rappresentata la sera del 2 dicembre 1840 all’ Opéra con straordinario successo. Nel 1842 Donizetti aveva già composto la “Linda di Chamounix” con la quale conquista il pubblico di Vienna, dove aveva già ottenuto l’incarico di maestro di cappella dall’imperatore (incarico che fu di Mozart e di Haydn).

Gilbert Duprez & Rosine Stoltz ne La Favorita di Donizetti
Gilbert Duprez & Rosine Stoltz ne La Favorita di Donizetti

L’ultimo periodo di attività di Donizetti lo vede diviso tra Vienna e Parigi, dove nel 1843 applausi entusiastici accolgono il suo “Don Pasquale“. Il 5 giugno è nuovamente a Vienna dove porterà in scena “Maria di Rohan o Il Conte di Chalais“. A novembre ritorna a Parigi per il “Dom Sébastien, roi de Portugal“. A gennaio del 1844 lo ritroviamo a Vienna. Qui andava in scena l'”Ernani” di Verdi e Donizetti, che aveva già assistito ad una rappresentazione di “Nabucco“, capì che nei riguardi di Giuseppe Verdi stava per spianarsi una grande carriera. Nel frattempo, le condizioni fisiche del musicista andavano aggravandosi. I sintomi della sifilide, che aveva colpito Donizetti attorno al 1845, lo conducono alla pazzia e non gli consentono di portare a termine la sua ultima opera “Il Duca d’Alba“, che verrà completata dal musicista Matteo Salvi. Il 19 settembre del 1847, dopo aver vinto le ultime resistenze delle autorità parigine, il povero Donizetti inizia il doloroso ritorno alla città natale dove si spegnerà l’8 aprile 1848.

 

Leggi anche:

Lucia di Lammermoor a Bologna: quando la mano sinistra non sa che fa la destra.

Leave a Comment