Quando la Poesia si mescola alle Arti Performative: Marina Agostinacchio presenta il suo poemetto “Statue D’Acqua”.

L’8 aprile scorso nella Sala Verdi di Villa Obizzi di Albignasego (PD) serata performativa con spettacolo di poesia, lettura, danza e pittura live per la presentazione del libro di poesia ” Statue d’Acqua ” di Marina Agostinacchio.

Uno spettacolo nello spettacolo quello a cui abbiamo assistito fatto di luci, ombre, colori e naturalmente versi poetici che incorniciavano il tutto.

Nel video allegato, oltre a essere ripresa l’elegante plaquette, edita dal Centro internazionale della Grafica di Venezia, nei suoi fini dettagli, è presente l’intervista a Marina Agostinacchio che parla del momento intuitivo in cui è nata la parola attorno al tema oggetto della performance collettiva e alla  danzatrice Elisabetta Cortella che spiega il suo concetto di movimento legato al ritmo della parola poetica.

Lettrice d’eccezione l’attrice regista Barbara Ammanati con la sua vibrazione vocale-interpretativa che ha dato movimento al corpo di Elisabetta e al segno pittorico dal vivo dell’artista Elena Candeo in un gioco equilibrato di linguaggi emozionante.

Infine Silvia Desideri ha parlato del libro dosando la lettura critica del testo a un interpretazione dello stesso accessibile, attraverso un eloquio intimo e coinvolgente.

“Statue d’Acqua” è il titolo del poemetto che racconta in versi una storia personale, canta in maniera solenne, in ottave, una metamorfosi , una scoperta , una rivelazione, alla quale Marina arriva trasformando un appuntamento ordinario in un evento straordinario: un giorno qualunque, ripete dentro una piscina termale, durante l’attività ginnica, dentro L’ACQUA, in un ambiente dunque deformante e riflettente, gli esercizi che le vengono impartiti dal bordo vasca. E’ corpo in allenamento, ma è pur sempre corpo, pesante, fermo. Lo sguardo di Marina, fino a poco prima distratto, viene gradualmente catturato da sagome liquide che si muovono in una vasca sovrastante e sembrano plasmate dall’energia fluida del mezzo. Sono statue leggere che, tra immagini vicine, familiari, delicate e gentili ( “di un curvo ramo riflesso sottile, II, v.5) ma anche reali e concrete (“voci su polveri e tetti spioventi/di odore grattati in un bianco muro”, II, vv.6-7), nella stagione primaverile tra “ rondini tese” ( idem,8) , diventano, in climax ascendente, ”respiro, sibilo, poi/ suono” ( I,vv. 6-7).

Durante la ginnastica il volto fa “ il cerchio… e un giro le braccia” ( IV,v4): il corpo pesante di Marina si allunga e si piega fino a curvarsi. Ecco che “si piega a ritroso” ( IV, v.1), “fa un giro” anche la sua percezione delle cose, si rovescia la prospettiva: dalle statue liquide, leggere e in movimento, dai contorni indefiniti e vaghi, sembra provenire una cantilena, una conta, un canto di culla “…Nocciòlo, nonterra, esistenza/Nonterra, esistenza, nocciòlo. Suono…” ( I; vv. 7-8). Nella vasca sottostante la cantilena restituisce al corpo pesante la voglia di aprirsi ad uno sguardo affettuoso e di riprendere i propri esercizi in una navigazione diversa, metafora della sua vita, della nostra vita. (cit. Silvia Desideri).

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