La Traviata: la Fenice di Venezia ripropone la sua produzione moderna

di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo

Nessuna particolare novità ci si aspettava da La Traviata andata in scena venerdì 8 aprile 2016 al Gran Teatro La Fenice di Venezia: più o meno consapevoli dello spettacolo a cui avremmo assistito, ci siamo recati in Teatro per ascoltare le nuove voci proposte nel cast di questa stagione.

Giovani gli interpreti dei due ruoli principali, Francesca Dotto, Violetta, e Ismael Jordi, Alfredo, più rodato invece Germont interpretato da Luca Grassi.

Avevamo già conosciuto la voce di Francesca Dotto al suo esordio, qualche anno fa, al Concorso Lirico Iris Adami Corradetti, e già allora eravamo sicuri che le doti di questa giovane interprete sarebbero state apprezzate da un pubblico più ampio da lì a breve. Infatti, già l’anno successivo al Concorso Corradetti, la Dotto calcava i palcoscenici dei teatri italiani debuttando proprio in Traviata.

In questa serata d’aprile si è rivelata capace di sostenere un ruolo molto complesso sia per vocalità che per drammaticità, in quanto per cantare Violetta non basta avere “una voce” ma bensì “quattro” insieme: sono necessarie infatti agilità, estensione, voce di petto ed una calda voce lirica, il tutto accompagnato, come in questo caso,  da un ottima presenza fisica e scenica.

Sicura sul palcoscenico, Francesca Dotto affronta il ruolo con sicurezza e disinvoltura, senza mai avere incertezze né sceniche né vocali: la sua voce è pronta, risponde a qualsiasi sollecitazione richiesta, con omogeneità di registro e senza mai risultare sgraziata o urlata sugli acuti.

Bellissimi i filati di questa “prima donna”, sempre ben poggiati e che risolve con i giusti portamenti di voce, senza mai uno striscio.

Violetta 1

Francesca Dotto

Un po’ deludente invece l’Alfredo di Ismael Jordi, che è ben dotato di prestanza fisica e di voce, ma quest’ultima risulta un po’ nasale sugli acuti per tutta l’intera opera. A parer nostro non è un ruolo che gli si addice, in quanto vocalmente non riesce a rendere la liricità di Alfredo: per la sua vocalità lo riteniamo molto più adatto a Donizetti. Discutibili anche alcune scelte vocali nell’utilizzare il falsetto anziché le mezze voci, peggiorando il tutto. All’ascolto ci è sembrato che spingesse sempre la voce, tanto che questa risultava più aspra che morbida. Peccato, lo avevamo ascoltato in altre opere, come appunto in Donizetti, dove ci aveva lasciato una buona impressione, ma evidentemente la scelta del repertorio deve essere sempre ben ponderata (o consigliata).

 Buona la performance di Luca Grassi che regala uno Germont maturo e sicuro, che il pubblico gradisce rispondendo con calorosi applausi a questo artista.

Alfredo Germont

Ismael Jordi e Luca Grassi (in piedi)

Forse un po’ freddo all’inizio, si è poi riscattato sfoggiando una vocalità calda e profonda che ben identifica il ruolo del “padre”, e raggiungendo il suo apice nell’aria “Di Provenza, il mar, il suol…”.

Il resto del cast non ci ha entusiasmato in particolar modo, da Gastone con la voce di Iorio Zennaro, Flora e Annina interpretate rispettivamente da Elisabetta Martorana e Sabrina Vianello, al barone Douphol, che inizialmente doveva essere interpretato da Armando Gabba, ma per indisposizione dello stesso è stato sostituito da William Corrò. Forse solo Il Dottor Grenvill, nelle poche frasi che canta nell’opera, ha lasciato un segno con la sua bellissima voce di basso, rotonda e ben puntata, appartenente al giovane Francesco Milanese.

La bacchetta è in mano a Nello Santi, che dirige l’intera opera a memoria rispettando fedelmente la partitura originale, ma, com’é nel suo stile, con tempi un po’ troppo dilatati, risultando così un po’ frammentata nell’insieme e mancante di quel “nerbo” e “tensione” che invece deve esserci in Traviata, rendendo più difficile anche la parte vocale che ha necessitato di qualche respiro in più del dovuto.

Nello Santi

M° Nello Santi

Scene e costumi di Patrick Kinmonth e regia di Robert Carsen completano questa produzione, non nuova per Venezia, che potrebbe funzionare nel suo insieme, anche se sinceramente non siamo riusciti a identificare un periodo storico ben preciso dello svolgimento dell’opera.

Traviata è forse una delle poche opere che si presta, per il contenuto, ad essere spostata temporalmente, ma in questo caso, forse, manca proprio una precisa idea, o volontà, di inquadramento storico e di immagine. Di sicuro sono più credibili i classici costumi ottocenteschi, che rivelino lo sfarzo in cui è ambientata la maggior parte dell’opera, e quadri d’insieme che facciano meglio intuire le varie scene e gli ambienti previsti dal libretto.

Assai improbabile (e anche un po’ di cattivo gusto) la scena del coro “Noi siamo zingarelle” alla festa di Flora (II atto), durante la quale Violetta suo malgrado rinuncerà al suo amore per Alfredo, e dove ballerini seminudi stile moulin rouge allietano gli astanti.

E poi nel finale al III atto una discinta Violetta ormai agonizzante, distesa a terra in un palco vuoto dove troneggia solo un’impalcatura industriale e un televisore in bianco e nero, che possono essere una vaga rappresentazione rispettivamente della protagonista caduta in disgrazia che ha venduto tutti i propri beni e della malattia che a breve la consumerà del tutto; scena che sinceramente risulterebbe vuota e di poco effetto se non fosse ben riempita dalle doti canore di Francesca Dotto.

Saluti

 

Foto Teatro La Fenice

 

Direttore: Nello Santi

Regia: Robert Carsen

Scene e Costumi: Patrick Kinmonth

coreografia: Philippe Giradeau

 

Cast
Violetta Valéry
Francesca Dotto (8,10,12,17,22,24/4)
Jessica Nuccio (9/4)

Alfredo Germont
Ismael Jordi (8, 10/4)
Leonardo Cortellazzi (9,12,17,22,24/4)

Giorgio Germont
Luca Grassi (8,10,12,17,22,24/4)
Elia Fabbian (9/4)

Flora Bervoix  Elisabetta Martorana

Annina Sabrina Vianello

Gastone Iorio Zennaro

Il barone Douphol

William Corrò (8,9,10,12/4)
Armando Gabba (17,22,24/4)

il marchese d’Obigny  Matteo Ferrara
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro  Claudio Marino Moretti

allestimento Fondazione Teatro La Fenice

1 comment for “La Traviata: la Fenice di Venezia ripropone la sua produzione moderna

  1. Silvia
    10 aprile 2016 at 16:05

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