Monthly Archives: febbraio 2016

La “Sicilianità” di Vincenzo Bellini

    di Salvatore Margarone Da buon siciliano, chi scrive vuole raccontare e spiegare la personalità di Vincenzo Bellini (1801 – 1835) in un modo diverso dalla routine delle critiche musicali e storiche che si è abituati leggere sulle riviste specializzate. Ad oggi, infatti, quando si legge qualcosa su questo compositore si narra solamente delle…

CARLO COLOMBARA: I SUGGERIMENTI DEL GRANDE BASSO ITALIANO

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CARLO COLOMBARA: I SUGGERIMENTI DEL GRANDE BASSO ITALIANO

 

 

Riportiamo integralmente un’ottima intervista al basso Carlo Colombara, per gentile concessione di Luca Giorgini che ne è l’autore.

Ci sembra doveroso diffonderla anche attraverso il nostro sito a tutti gli amanti dell’opera lirica.

Sogente   http://www.operablog.it/carlo-colombara/

 

Qualche giorno fa, a teatro, incontro il segretario personale del grande basso Carlo Colombara e mentre stavamo parlando del mio blog decidiamo, con mio grande piacere, di fissare un’intervista per i giorni successivi.

Non c’è bisogno che io faccia una grande introduzione per questo cantante che ha alle spalle tre decadi di carriera e i cui successi parlano per lui.

Come spesso mi accade, il tutto è avvenuto con una videochiamata su Skype (benedetto internet!), e qui sotto potete leggere cosa ne è venuto fuori.


Come è nata la tua passione per il canto lirico?
La passione è nata grazie alle scuole. All’epoca gli insegnanti portavano i bambini a teatro due volte l’anno. Da allora è scattato qualcosa che mi è sempre rimasto dentro. Poi ho un po’ “obbligato” i miei genitori a portarmi a vedere l’opera e mi sono fatto comprare l’abbonamento. E la prima opera che ho visto è stata Carmen nel ’73 al Comunale di Bologna.

Quando hai iniziato il vero studio del canto?
E’ iniziato tutto per gioco… non sapevo né di avere una voce né era mia intenzione cantare. Io volevo in qualche modo lavorare in teatro. Poi non era importante scegliere di fare il cantante piuttosto che il direttore d’orchestra. E’ stato per caso che, all’età di 15 anni, il padre di William Matteuzzi, che lavorava con mio padre, disse “visto che tuo figlio è così innamorato dell’opera, fallo sentire da Paride Venturi”. Mi feci  ascoltare e poi lavorando con questo grande Maestro la voce è piano piano uscita fuori.
Però ripeto, per me non era importante fare il cantante, piuttosto lavorare in qualche modo in teatro.

Cosa ne pensavano i tuoi genitori della tua scelta di fare il cantante?
In casa nessuno era musicista. Ho avuto solo due parenti che hanno fatto musica: il cugino di mia nonna,Riccardo Stracciari, un grande baritono e sempre da parte di mio padre, una cantante di musica leggera famosa negli anni ’50 che è morta qualche mese fa. Il suo nome d’arte era Marisa Colomber.
I miei sono comunque rimasti stupiti dalla mia scelta. La solita frase che mi diceva invece mia madre era “si però, poi, che lavoro vuoi fare?”.
Sono uscito di casa a 19 anni iniziando a lavorare con il coro, quindi vedendo la mia tenacia e il fatto che riuscivo a mantenermi, mi hanno poi appoggiato.

Qual è stato, secondo te, il momento che ha sancito l’inizio della tua carriera?
C’è stata una serie di circostanze e coincidenze.
Ho avuto la fortuna di fare un’audizione a Bologna con Solti, che mi fece fare un disco per la Decca cantando un piccolo ruolo nel Simon Boccanegra con Nucci e la Te Kanawa.
Poi Solti, che all’epoca era molto influente in ambito discografico, mi presentò a Muti che mi fece fare un’audizione e mi prese. Da allora ho cominciato a cantare per molti anni alla Scala. Ho fatto un po’ il contrario di molti miei colleghi che arrivano in questo teatro dopo una lunga carriera.
Nel ’87 vinsi il concorso AsLiCo. Poi cantai con la Verrett a Tokio.
Ma diciamo che il vero salto di qualità l’ho fatto cantando alla Scala ed è un rapporto che dura anche oggi.

Come ti riscaldi prima di una performace?
A volte faccio i vocalizzi, a volte non li faccio. Una volta ero più metodico. Adesso la voce non è cambiata, ma è cambiato il fisico e devo riscaldare meglio la voce e un po’ più a lungo.
Solitamente comunque arrivo in teatro un’ora e mezza prima dello spettacolo, faccio 2 o 3 vocalizzi, poi vado al trucco, mi vesto e continuo a riscaldarmi fino a 5 minuti prima di entrare in scena.
A seconda del repertorio che faccio, poi, riscaldo più gli acuti o più i gravi perchè le corde vocali sono come una coperta corta, più la tiri e più ti scopri i piedi.

Quali sono i pregi e i difetti del tuoi lavoro?
A questa domanda va risposto in due modi: come era 30 anni fa quando iniziai e come lo è oggi.
All’inizio i difetti del lavoro erano pochi. Incominciavano ad esserci delle intrusioni dei registi e alcuni direttori d’orchestra non lasciavano molto spazi ai cantanti, però questo era compensato dai pregi: i cantanti erano più al centro dell’attenzione, nei teatri avevi tutto a disposizione… in tutti i sensi avevi un lavoro gratificante. Invece, ai tempi nostri, i difetti hanno superato i pregi. Quando un ragazzo viene alle mie masterclass e mi chiede “ adesso cosa devo fare per lavorare..” io non ho una risposta.
Molti direttori non sono preparati per dirigere, non hanno né la voglia né l’esperienza per dirigere un’opera lirica. Loro sanno concertare un orchestra, ma dirigere un’opera significa dare un certo senso a quello che succede in scena, affidare i ruoli alle voci giuste, scegliere i tempi giusti… Sono tutte quelle cose che i direttori d’orchestra di una volta sapevano grazie alla loro cultura operistica.
Un’altro problema grande sono i registi. Molti non sanno fare il loro mestiere e sei obbligato a passare 20/30 giorni della tua vita a perdere tempo. Già quelli che non sanno fare niente è buono perchè tu puoi dare delle indicazioni, dei suggerimenti e loro se sono intelligenti li accettano, visto che sono 30 anni che sono sul palcoscenico. Quindi se mi lasciano fare dò comunque il meglio di me stesso. Molti altri invece non solo non sanno fare i registi, ma ti obbligano a fare movimenti che, non solo, sono contro quello che scrivono i librettisti, ma ti bloccano anche nella scena.
Purtroppo, più all’estero, ma anche in italia, questi registi oggi hanno molto potere.

Una domanda che faccio spesso durante le interviste… Hai da raccontarci dei momenti simpatici o esilaranti che ti sono capitati durante gli spettacoli?
Ce n’è più di uno. Io non faccio un repertorio comico, anzi nelle opere che solitamente canto muoiono sempre tutti… ( e ridiamo). Ma c’è un episodio che ricordo come particolarmente divertente e al contempo pauroso. Io e Bruno Praticò, durante un’ultima recita in Giappone, avevamo deciso – visto che c’era in sala il coro e l’orchestra del Comunale di Bologna – di fare tutto un recitativo in dialetto bolognese. Naturalmente, non essendo abituato a fare queste sciocchezze in teatro, iniziai a ridere e di conseguenza anche Bruno. Non riuscendo a cantare ci siamo  visti costretti ad interrompere l’opera. Siamo usciti dalla scena e abbiamo trovato il direttore del teatro , fuori dalle grazie del Signore, che ci ha buttato di nuovo in scena dove ci aspettava il direttore d’orchestra con le braccia conserte. E ripeto, tutto questo con il pubblico presente in sala!

Qual è il problema che riscontri maggiormente nei tuoi allievi?
L’aver cominciato lo studio del canto con Maestri sbagliati. Non siamo dei computer che possono resettare tutto e ricominciare, quindi, bisogna perdere ore ore ed ore a togliere i difetti accumulati in anni di studio sbagliati. Poi altro problema è la profonda distrazione causata dalle tecnologie e telefonini. Ma questo è comunque un problema secondario. Rimane il fatto che essendoci pochi bravi insegnanti, moltissimi allievi arrivano che sono da aggiustare e non è semplice.
E questo è un guaio!

Quale consiglio ti sentiresti di dare ai giovani che vogliono affrontare la carriera?
Innanzitutto essere molto determinati. Oggi per fare questa carriera ci vuole una bella forza perchè è quasi tutto contro. Ricordiamoci che i teatri sono tutti in crisi.
Poi fare attenzione alla scelta dell’insegnante. Per capire se il maestro va bene o meno basta andare a lezione per 2 mesi. Se vedi che non hai veri cambiamenti vocali o peggioramenti te ne vai. C’è gente che sta lì continuando a sbagliare, ma non cambia insegnante per anni.
Oggi insegnano tutti: coristi, agenti, lattai… proprio tutti! Meglio un buon registratore piuttosto che un pessimo maestro!!

Cosa ne pensi delle molte audizioni a pagamento che ci sono in questo periodo?
Io ricordo che al massimo dovevo pagare il pianista. Per il resto non ho mai pagato niente. Mi sembra assurdo!
Già i ragazzi spendono per il treno, l’aereo, il cibo… per pagare qualcosa devi dare qualcosa. Se mi dici mi dai 50€ di iscrizione e ti assicuro un lavoro allora potrebbe funzionare. Potrei anche capire se mi dicono che devo pagare per i miei 20 minuti di audizione 10€ per il pianista, ma di più mi sembra veramente scorretto!

Come vedi l’opera in italia e all’estero nel futuro?
Va a saperlo.. ( e ride). Intanto l’opera è massacrata dai registi che hanno preso un potere eccessivo. Ricordiamoci che la figura del regista, come anche quella del direttore d’orchestra, nascono non troppo tempo fa.
Il cantante lo possono giudicare in molti perchè se canti male ci se ne accorge, mentre il direttore non lo sa giudicare spesso neanche l’orchestra oggi. Figuriamoci un regista che cerca appositamente di snaturare l’opera per prendere i fischi. Per un cantante i fischi sono un danno, per un regista sono positivi perchè richiamano l’attenzione su di lui e lo fanno diventare un personaggio innovativo. All’estero la situazione è già così, in Italia lo sta diventando…
L’opera bisogna ricominciare a farla con i bravi cantanti – che ci sono – e non con i registi!

Che cosa ne pensi dell’opera pop?
Non mi sembra siano aumentati gli spettatori a teatro e per questo dico che non mi sembra sia stato un gran successo. L’opera non sarà mai popolare. All’epoca era l’unica musica colta ed era quella conosciuta. Oggi le cose sono diverse.
Non sono assolutamente contrario a questo mix, ma non mi sembra che dopo i concertoni del “Pavarotti & friends” e altro… ci siano i teatri stracolmi.
Secondo me, l’opera pop non fa né il bene e né il male del teatro.
Come facciamo a far innamorare i ragazzi dell’opera? Attraverso il pop? No. Attraverso le scuole che dovrebbero portarti a teatro, come è successo a me. Oppure facendo i prezzi dei  biglietti bassissimi per questa categoria.
In mezzo a 200 ragazzini magari ce ne sarà uno che sarà veramente interessato e seguirà il cammino del musicista e alcuni altri saranno il pubblico di domani.

Pensi che ci siano ancora grandi voci tra i giovani?
Ce ne sono, ma o studiano male o li fanno cantare troppo. Le corde sono sempre due!
Poi bisogna dire che ci sono poche grandi voci perchè studiano meno. Ricordo che andavo a lavorare la mattina per potermi mantenere gli studi, tornavo a casa, pranzavo e poi andavo a studiare quando i miei amici si ritrovavano nel pomeriggio per giocare a poker. Se fai sacrifici allora vedi i risultati, invece se è una delle tante attività, allora non combini niente.
Il canto ha bisogno di molta dedizione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ora sto facendo Norma a Napoli, poi ho due masterclass, una a Roma ed una a Napoli.
Poi a Piacenza il Machbeth con Leo Nucci e la Anna Pirozzi [se non hai ancora letto l’intervista del soprano clicca qui], poi Aida con Metha a Mosca in forma concerto.
Successivamente molti CD in arrivo con la Decca ed altre case discografiche. Quest’anno ho anche il debutto in Boris Godunov a Varna, l’Anna Bolena ad Avignone e canterò di nuovo alla Scala per la prossima stagione.
Il prossimo anno ci sarà Attila a Modena a gennaio, poi Puritani ed altri progetti… Diciamo che per ora l’ultimo impegno è la Gioconda al Liceu di Barcellona nel 2019.


Parlare con un cantante di questo calibro in maniera così diretta e tranquilla mi dà conferma di quello che spesso ho pensato: più una persona è importante e con una lunga carriera alle spalle e meno ha bisogno di farsi grande agli occhi degli altri, dimostrando così una grande umiltà.

Ho trovato in Carlo Colombara la saggezza dell’esperienza dei suoi 30 anni di carriera e una grande voglia di condividere le sue conoscenze con i giovani (capacità e interesse che non tutti hanno!)

Come cantante, oltre che da blogger, credo che presto parteciperò ad alcune sue masterclass perchè sono sicuro che il basso Carlo Colombara possa aiutare a capire come poter affrontare il teatro attraverso suggerimenti tecnici-vocali e di vita sul palcoscenico.

Credo che le parole di artisti così importanti debbano essere lette e condivise da tutti. Se lo credi anche tu clicca il pulsante qui sotto e condividila su Facebook!

Un ringraziamento a Luca Giorgini per aver acconsentito alla pubblicazione dell’intervista.

http://www.operablog.it/

 

I DUE FOSCARI alla Scala di Milano: quando il Loggione non fa testo

    Di Federico Scatamburlo   E’ andata in scena ieri sera, 25 febbraio 2016, l’opera di G. Verdi I Due Foscari, per la prima volta quest’anno alla Scala di Milano, riservando puntualmente un contraddittorio epilogo di critiche nei riguardi dei cantanti protagonisti. A prescindere dal “gusto” personale, che, come potrebbe essere nell’ambito della moda…

Tra cielo e terra, tra sacro e profano…quando l’arte cerca il volo: Francisco Garden Art & Sculpture

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Di Federico Scatamburlo

Un’artista emergente, da qualche tempo ormai, sta facendo parlare di sé in Italia: Francesco Bosco, conosciuto con il nome d’arte Francisco Garden Art & Sculpture, calabrese di nascita, classe 1977, sin dagli studi effettuati in gioventù ha fatto emergere le sue spiccate doti “d’artista”: infatti dopo aver conseguito il diploma di maestro d’arte nel 1994 e la maturità d’arte applicata (sezione oreficeria) nel 1996 a Castrovillari (CS),  si laurea anche in Discipline delle arti, della Musica e dello Spettacolo (D.a.m.s.) nel 2007, a Cosenza. Ma solo di recente ha iniziato a produrre opere di diverso genere, e le più conosciute sono, per il momento, le sue sculture.

Su di lui sono già stati scritti numerosi articoli e altrettante recensioni, con roboanti e lodevoli parole assolutamente meritate e tra i tanti, riportiamo alcune righe del critico d’arte internazionale Alfredo Pasolino:

“ Figurazioni stilizzate in sintetismo minimalista per segretezza e riserbo del simbolo criptico, nella luce tensiva lucida o rugosa, sinuosa dei panneggi a volte spigolosi, che esprimono il linguaggio poetico della mobilità, coadiuvanti la sintesi del messaggio del tema, etico, estetico, ovvero mitico, metafisico nel versante dell’onirico, dechirichiano. ”

Ma solo chi, come lo scrivente, ha avuto l’onore di conoscerlo personalmente, quando ancora la personalità dell’artista era in fase embrionale, sa che non sono necessarie grandi parole per descrivere grandi talenti. Si può dire con certezza che tutte le opere di Francisco nascono esclusivamente dal profondo dell’anima, infatti, pur essendo tutte accumunate da un fil rouge che le contraddistingue, le creazioni di questo giovane esprimono assolutamente la profondità, gli stati d’animo e il tormentato vissuto dello stesso.

Anche all’occhio meno allenato, così come alla vista dell’esteta più raffinato, appare subito evidente la necessità, la ricerca e il desiderio di librarsi nell’aria, di cercare nuovi spazi e libertà. Con particolare riferimento alle sculture, queste infondono all’osservatore la sensazione del volo, corpi che si fondono in un’unica direzione, sempre rivolti verso l’alto, pronti a staccarsi dal terreno per viaggiare liberi verso mondi inesplorati; volti quasi sempre senza viso definito, in alcuni dei quali si può forse pensare ad un autoritratto dell’autore, strutture angolari e frastagliate dai tratti spigolosi, atte a rappresentare le difficoltà della vita di tutti i giorni, ma con espressione curiosa e interrogativa, nella speranza di scoprire posti felici e rassicuranti.

Agli esordi, l’arte di Francisco parte infatti proprio dalla rappresentazione del viso umano, ma con timidezza, come un delicato bussare per non disturbare, sfociando in una piccola collezione, con la “serie dei volti”. Ma la sua arte poi evolve in un sicuro e deciso mezzo espressivo, che lo fa entrare in nuove dimensioni, in studi nuovi, che talvolta ricordano le realizzazioni di Modigliani e di De Chirico, ma assolutamente personali ed evolute, muovendosi in direzioni diverse, che sono l’arte moderna (volti bianchi), l’arte sacra e l’arte sensibile (spirit tree).

Restami accanto m

Le tematiche sono semplici e alla pronta lettura di tutti: dalla classica rappresentazione religiosa di un volto facilmente identificabile in quello di Cristo, a quella più profana che rende i corpi come angeli a volte con ali trafitte o spezzate, o addirittura senza, e tesi nella fatica di spiccare il volo.

Molto prolifico nella sua produzione, degne di nota sono le recenti sculture “Amore e psiche”, dedicata allo scultore Antonio Canova, e “Je suis Paris”, che è, come fa ben intendere il titolo, dedicata ai recenti avvenimenti terroristici a Parigi.

Amore e psiche              Je Suis Paris m

Con le sue realizzazioni ha già avuto modo di prendere parte a diverse mostre collettive e personali: significative, soprattutto, l’esposizione International Contemporary Art EXPO MI 2015  a cura di GIORGIO GRASSO, BOSMAT NIRON -Trezzo sull’Adda (MI), e il premio 2015 – Premio EXPO Internazionale della pace e dell’arte visiva contemporanea “ONCE UPON A TIME” a cura del Presidente dell’associazione organizzatrice Geom. Bruno Di Cerbo (VV).

L’ecletticità di Francisco non transita tuttavia solo nelle sculture: gli studi effettuati e le doti naturali che possiede gli permettono di esprimere la propria creatività anche nella pittura: colori brillanti e supporti inusuali, come ad esempio il vetro, sono gli elementi dominanti dei quadri che realizza,  che sprigionano le stesse emozioni delle sue sculture, qualunque sia la loro esposizione, domestica o pubblica.

Guardami

E ancora splendidi manufatti in vetro, non solo da ammirare come opere d’arte, ma da poter anche utilizzare nella vita di tutti i giorni e renderla essa stessa opera d’arte: vassoi, contenitori, oggetti di vario tipo che ricordano, con magici accostamenti di colori, la bellezza e l’armonia che sempre si trova nella natura.

Una mente idealista, quella di Francisco Garden, che materializza anima e sentimento in arte assoluta, che riflette anche quel innato gusto del bello, del raffinato, ma così personale da essere completamente estraneo rispetto ad alcune “stereotipate” opere d’arte contemporanee, spesso realizzate da artisti emergenti.

la mia carne, la mia anima m

Quest’artista dunque, con il suo stile tipicamente italiano che tutti ci invidiano, merita di essere conosciuto non solo in Italia, ma anche in Europa e oltreoceano, dove ci si augura che presto le sue opere vengano apprezzate come meritano.

Angelo Trafitto m

Mostre personali e collettive

2014 –    Collettiva -“Sanlorenzart” -San Lorenzo del Vallo (CS)

2014 –    Premio Davide Aino -Attestato di partecipazione “Associazione Culturale Picard”

2015 –    ASS. EA EDITORE -Scultura Opera “Respiro”,  Pubblicazione Volume ECCELLENZE”, Critica – Paolo Levi, Stefania Bison, Salvatore Russo, Sandro Serrandifalco.

2015 –    International Contemporary Art EXPOMI 2015 –  a cura di GIORGIO GRASSO, BOSMAT NIRON –Trezzo sull’Adda (MI)

2015 –    Collettiva – “La mia testa a suc-quadro” Trebisacce (CS)

2015 –    Esposizione sculture “Dalla Terra” Hotel Terme Spezzano Albanese per l’associazione Premio letterario Terre Lontane.

2015 –    Esposizione sculture “Dalla Terra” – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – con premi annessi all’evento.

Mostre Personali

2014 –    Personale – “Revelation” – San Lorenzo del Vallo (CS)

2015 –    Personale “Dalla Terra” – Critica a cura di Alfredo Pasolino -San Lorenzo del Vallo (CS)

Museo

2015 –    Collettiva d’arte Museo Civico di Altomonte (CS)

Premi

2014 –    Premio Diritto di Cronaca -Lucio Musolino -Spezzano Albanese (CS)

2015 –    Premio 2015 – Premio EXPO Internazionale Della Pace e dell’Arte Visiva Contemporanea “ONCE UPON A TIME” a cura del Presidente dell’associazione organizzatrice Geom. Bruno Di Cerbo (VV).

L’Orchestra Filarmonica di New York

Fu costituita nel 1842 ed è ad oggi la più antica orchestra newyorkese in attività. Nell’800 venne diretta soprattutto da maestri di scuola tedesca tra i quali Th. Eisfeld, C Bergmann, Th Thomas, A. Seild, che ne caratterizzarono il repertorio in senso sinfonico-romantico; nei primi decenni del ‘900 fu regolarmente diretta da G. Mahler (1909-11),…

Rusalka al Wiener Staatsoper: la ninfa che “inCanta”.

di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo Strepitoso successo al Wiener Staatsoper per la Rusalka di A. Dvořák, in scena il 18 febbraio 2016. Pubblico in delirio alla fine dello spettacolo con ben cinque uscite degli artisti acclamati a gran voce. Monika Bohinec e Camilla Nylund La trama dell’opera è relativamente semplice, anche se i personaggi non…

Nuovo look per Musicandosite.com

Cari lettori visto il successo ottenuto in così poco tempo dal blog,  grazie a voi che ci seguite quotidianamente, lo staff ha lavorato alacremente in questi giorni per migliorare il sito. Da oggi troverete una grafica più accattivante, colori, immagini, oltre ad una mail dedicata ed un traduttore in quattro lingue. Grazie a voi che da…

Jules Massenet: opere e memorie tutte francesi.

di Salvatore Margarone Compositore francese Jules Massenet nacque a Montaud, Saint-Étienne, 1842 e morì a Parigi nel 1912. Iniziò gli studi musicali sotto la guida della madre; a nove anni fu ammesso al Conservatorio di Parigi, dove fu allievo di Laurent per il Pianoforte, Reber per l’Armonia e A. Thomas per la Composizione. Premiato diverse…

Trovatore all’Opera Bastille de Paris: una Leonora mancata

http://www.lideamagazine.com/11013/ Di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo   L’11 febbraio 2016, alle ore 19.30 è andato in scena l’attesissimo Trovatore, di G.Verdi, presso il moderno teatro dell’Opera Bastille di Paris, gremito di spettatori. Pesante però l’assenza per indisposizione del soprano Anna Netrebko che doveva interpretare Leonora, tanto da far spontaneamente scoppiare un boato in sala…

Franz Schubert: il “Biedermeier” della musica a cavallo tra due secoli.

  di Salvatore Margarone Viennese, ha una breve vita, come tanti compositori romantici: nasce nel 1797 e muore a soli trentun anni, nel 1828. Figlio di un maestro elementare, professione a quel tempo di notevole rilievo, compì i suoi studi musicali nel più prestigioso collegio viennese, sotto la guida di Antonio Salieri. La sua vita,…

Catania, 5 Febbraio 2016: la Festa di S.Agata .

Come ogni anno il 5 febbraio si festeggia la patrona della città. Per i catanesi, arriva il momento piu atteso dell’anno:scendere ed inondare le strade per festeggiare S. Agata, è l’unico pensiero costante per tre giorni. Profumi, riti religiosi e profani, animano le vie della città fino all’alba del 6 Febbraio: un unicum di emozioni e…

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